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Elezioni: per Nature la politica italiana dimentica la ricerca scientifica

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Le elezioni del prossimo 4 Marzo si avvicinano ma, tra i vari temi messi sul piatto, spicca l’assenza di una adeguata considerazione del futuro della scienza nel nostro paese. A evidenziare questa mancanza è Nature, in un articolo firmato da Alison Abbott , che fa il punto sulla situazione italiana.

Tra le tante promesse di quest’ultima campagna elettorale, a suscitare l’interesse della comunità scientifica è soprattutto il grande silenzio che circola intorno al tema della ricerca e del suo finanziamento. Poi, molto probabilmente, all’interno di ogni specifico programma è presente una qualche previsione di spesa in questo senso. Ma la sensazione generale è che i finanziamenti per la ricerca non rientreranno tra le priorità dei prossimi governi. La ricerca non sembra interessare l’opinione pubblica e ciò influenza le strategie in campagna elettorale.

A parte la battaglia sul programma nazionale di vaccinazioni, introdotto lo scorso anno, la scienza ha avuto una parte piccolissima nella campagna per le prossime elezioni – nonostante gli economisti abbiano posto l’accento sulla precarietà del sistema di ricerca italiano.

Nondimeno, l’Italia possiede numerose eccellenze che rischiano di rimanere indietro, vanificando i continui sforzi messi in atto per rimanere al passo. La destinazione di risorse, infatti, è in costante calo. Inoltre, il gap tra i centri di ricerca del Nord del paese e quelli del Sud è in continua dilatazione. Questo grafico mostra, a sostegno di quanto detto, come sia evoluta nel corso degli ultimi dieci anni la situazione dei finanziamenti:

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Confronto tra finanziamento della ricerca ed efficacia delle pubblicazioni in Italia

Come si può notare, a fronte della diminuzione dei finanziamenti pubblici, si verifica un incremento della qualità della ricerca. Il paradosso sta tutto qui. Ma per quanto ancora potrà reggere questa situazione fortemente precaria?

Paradossalmente, in fin dei conti le performance della scienza restano ottime. Dal 2005, l’Italia ha aumentato la sua presenza nel 10% dei documenti scientifici più citati del mondo. E produce più pubblicazioni per unità di spesa nell’R&D di qualsiasi altro paese dell’Unione Europea, eccezion fatta per il Regno Unito. “Il felice paradosso non può durare,” dice Pianta¹. “Ci stiamo dirigendo verso la mediocrità.”

Cosa possiamo dire? Beh, quanto riportato da Nature non stupisce. Ed è sacrosanto porre l’accento su questo genere di mancanze. Il problema, a nostro modo di vedere, è uno: in periodo elettorale l’attenzione verso le problematiche scientifiche non sposta voti. Il risultato delle elezioni sarà decisivo per determinare la direzione che prenderanno una vasta gamma di temi. La scienza, purtroppo, sembra che non rientrerà in questa gamma.


1) Mario Pianta, economista presso l’Univerità “Roma Tre”