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Danaylov: il futuro della politica e la politica del futuro

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In un articolo tanto interessante quanto problematico apparso su ieet.org nel marzo del 2017, il futurista e blogger Nikola Danaylov, punta l’attenzione sui cambiamenti strutturali prodotti dalle nuove tecnologie e sulle conseguenti ricadute politiche.Danaylov

Technology drives the change. E se questo è vero, allora l’impatto che, in futuro, le nuove tecnologie potrebbero avere sulla struttura di base della nostra società potrebbe essere consistente quanto imprevisto. Alcuni di questi cambiamenti, anche se non ci facciamo caso, sono già in azione e, stando a Danaylov, non sono di poco conto:

So if you think that 4 million truck drivers going out of business because of self-driving vehicles is merely a limited technological change then you are fooling yourself. We are all truck drivers now. And it is not just a matter of education or re/training. It is a matter of time. And that is but the beginning of the most seismic political and therefore dangerous period of our civilization. The kind that will dwarf the previous Industrial and Agrarian Revolutions. And the signs are easy to see.

Tutti preludi a un cambiamento epocale e mai visto prima, che farà impallidire le rivoluzioni industriali e tecnologiche dei secoli scorsi. Come spesso accade in questo tipo di letteratura scientifica, il principale e apocalittico motore di cambiamento sarà l’intelligenza artificiale, con le sue varie applicazioni nella vita di tutti i giorni.

In un clima sociale in cui la maggior parte della popolazione si sente lontana dalle grandi sfide culturali del nostro tempo, giustamente preoccupata di arrivare a fine mese o garantire un futuro e un’istruzione ai propri figli, le cosiddette derive populiste non rappresentano soltanto la manifestazione di questa condizione di esilio nel quotidiano ma, anche, la spia di un fallimento. Il fallimento del modello neoliberista, delle sue promesse economico-sociali che hanno finito per rivelarsi, secondo Danaylov, mere bugie. E ciò ha prodotto uno scollamento tra chi dice che viviamo in un mondo di abbondanza e chi, invece, questa abbondanza non riesce a intravederla.

Sono proprio questi, gli ultimi, i consumatori principali di una politica che, attraverso la concentrazione di quelle che vengono definite “istanze demagogiche” (la promessa di poter partecipare al gioco dei più grandi) prova, in fin dei conti, ad accaparrare per sé un posto al tavolo dei vincitori.
In questo contesto, non si può pensare che la concentrazione di una immensa mole di dati che riguardano noi e le nostre abitudini nelle mani di un gruppo di pochi eletti sia un fatto soltanto tecnologico. È una questione di primaria importanza politica, che riguarda la distribuzione e la concentrazione del potere, di un potere la cui portata è enorme, senza pari nella storia dell’umanità.

Ed eccoci arrivati alla tanto famigerata Intelligenza Artificiale. Se in passato il potere aveva necessità di forza lavoro, oggi non è più così. Ed è bravo Danaylov, sul finire del suo articolo, a porre una questione importante, che riguarda l’interdipendenza tra politica e tecnologia. Insomma, la tecnologia è il futuro della politica, ma la politica ha l’obbligo di affiancarla nella corsa, diventando il futuro della tecnologia. Soltanto indirizzando la tecnologia verso il bene comune potremo salvare la nostra società da un collasso che sembra sempre più vicino e inesorabile.

The sooner we wake up to that basic truth the better chance we have. Because if the current trends persist the people will likely rise up in revolt long before the machines do. They already have. Only next time the revolt may not be happening at the voting booth.

Link all’articolo di Danaylov: https://ieet.org/index.php/IEET2/more/Danaylov20170328

Danaylov è autore di numerosi bestsellers, tra cui Conversations with the Future: 21 Visions for the 21st Century, acquistabile da questo link: http://amzn.to/2oi8i9v