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Alimentazione a scuola: mense migliori per un futuro migliore

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Educare a una corretta alimentazione. Diversi studi dimostrano come una sana educazione alimentare costituisca il prerequisito fondamentale per vivere meglio e più a lungo.

In America si tenta da decenni di invertire una tendenza mortale. Quella tendenza, cioè, a non preoccuparsi minimamente di cosa bambini e ragazzi trangugino nelle mense scolastiche. Quante volte siamo stati bombardati dalle immagini di scuole statunitensi in cui si consumano bevande gassate, donuts, cibi grassi.

Insomma, patatine fritte e Cocacola. A pranzo e in una scuola.

Ma se di educazione vogliamo parlare, e se vogliamo parlarne sul serio, allora anche quella alimentare dovrebbe occupare un posto di primo piano nella formazione di ogni giovane studente. Perché quella di bambini e ragazzi è un’età chiave in cui sviluppare delle positive attitudini alimentari, che potranno essere portate avanti durante tutto il corso della vita.

È quanto messo in evidenza da uno studio pubblicato il 6 luglio sulla rivista PLOS ONE dai ricercatori della  Friedman School of Nutrition Science and Policy, alla Tufts University. Questo, in una prospettiva di breve e lungo termine. Lo studio, infatti, ha utilizzato un modello comparativo di valutazione del rischio, per capire quanto possa giovare a una corretta educazione all’alimentazione l’introduzione di politiche statali nelle scuole inferiori, medie e superiori. In questo modo è stato possibile evidenziare i possibili miglioramenti riscontrabili nell’Indice di Massa Corporea (breve termine) e i probabili pericoli cardiometabolici nei futuri soggetti adulti (lungo termine). La concezione di fondo, come riportato da Sciencedaily, è questa:

Poiché i bambini consumano più di un terzo dei loro pasti a scuola, avere politiche concentrate sulla scelta di cibi sani nelle scuole è importante. Quello che dobbiamo riuscire a sapere è come queste politiche stiano cambiando la scelta del cibo, la nutrizione e la salute

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Le stime

I ricercatori hanno stimato che l’introduzione di frutta gratuita nei pasti scolastici potrebbe incrementarne il consumo abituale, in un periodo di uno o due anni. Le stime mostrano che si avrebbe un aumento del 17% nelle scuole inferiori, del 22 nelle medie e del 25 nelle superiori.

Parallelamente, stessi indici si riscontrano nella diminuzione del consumo di bevande gassate indotto da una loro limitazione nelle mense scolastiche. In questo caso, sarebbe possibile registrare anche un deciso miglioramento negli indicatori del BMI.

Quello dell’alimentazione nell’ambiente scolastico, non è un problema di poco conto. L’educazione, in questo senso, non può essere demandata soltanto alle famiglie. Nel caso in questione, la scuola svolge un ruolo chiave e, se supportata in maniera decisa dallo Stato, può contribuire in maniera decisiva al futuro benessere dei nostri figli.