Pesca sostenibile

Pesca sostenibile e responsabilità tra generazioni

 

 

Pesca sostenibile

Un modello di pesca sostenibile è l’unico possibile da un punto di vista etico. La pesca massiva e incontrollata lavora soltanto sui tempi brevi e non si pone interrogativi di transgenerazionalità. Ecco una breve introduzione al tema e alcune suggestioni.

Lo sfruttamento incontrollato (o quantomeno poco controllato) delle risorse ittiche, oltre a rappresentare un problema economico, di distribuzione del lavoro, pone anche importanti interrogativi da un punto di vista etico. La pesca incontrollata è insostenibile, quindi, da due punti di vista:

  1. Economico
  2. Etico

Le problematiche economiche

Come spesso accade, anche qui la lotta è tra piccole imprese e grandi colossi dell’industria. La legislazione, nella maggior parte dei casi, finisce col favorire questi ultimi rispetto ai primi, che non hanno la possibilità di contrastare il potere delle grandi aziende, né a livello economico, né, tanto meno, a un più basilare livello imprenditoriale. La pesca praticata dalle grandi multinazionali, una pesca che mira per vocazione al profitto e si dimostra poco sensibile nei confronti dell’ambiente, impoverisce il territorio e, di conseguenza, anche chi su quel territorio ha costruito il suo lavoro e la sua vita. I pescatori artigianali, alla fine, risultano inevitabilmente sconfitti, nell’assenza di una adeguata tutela giuridica.

È tutta una questione di metodi. A questo link potete trovare una comparazione tra i metodi sostenibili utilizzati dalla pesca artigianale e quelli poco sostenibili e insostenibili che vengono adoperati nella pesca industriale. Da una parte, abbiamo metodi che producono un’alta selezione del pescato a fronte di una bassa quantità; dall’altra, invece, tutto il contrario: bassa selezione e grande quantità. E questo sposta inevitabilmente la nostra attenzione sui risvolti etici della pesca insostenibile.

Le responsabilità etiche

La pesca sostenibile è sostenibile per chi? Viene da pensare che, alla fine dei conti, sarebbe più conveniente per tutti adoperare i metodi della pesca industriale, con un alto sfruttamento delle risorse e un alto profitto. Abbandonare le piccole imbarcazioni per passare sui grandi pescherecci che navigano le acque internazionali. Ma si tratterebbe di una scelta davvero razionale? Pensiamo di no.

Il vero e unico risultato dei metodi di pesca industriale è un estremo impoverimento del territorio e, se questo, in una prospettiva di tempo breve, sembra non preoccupare, l’orizzonte cambia velocemente se, invece, ci spostiamo sui tempi lunghi. E sui tempi lunghi non si può non tenere in considerazione il tema della responsabilità. Sfruttando allo stremo le risorse che abbiamo attualmente a disposizione, cosa lasciamo alle generazioni future? È una questione, allora, di transgenerazionalità. Un problema che pone l’accento sulla nostra visione del mondo, più che sulla qualità di quello che ci troviamo sul piatto. Un problema che dovrebbe essere al centro di una politica sana e responsabile. Di una società sostenibile.


In conclusione, è interessante dare qualche numero che mette in gioco anche le nuove tecnologie di analisi dei dati (abbiamo già parlato di interpretazione dei big data in neurobiologia qui). Per molto tempo si è pensato che quasi tutti i mari del mondo fossero ormai luogo di lavoro delle oltre 70,000 imbarcazioni autorizzate che li solcano 365 giorni all’anno. Come evidenziato su Sciencemag da Erik Stodstad, grazie alle tecnologie satellitari di cui oggi disponiamo, che misurano gli spostamenti di questi pescherecci, possiamo affermare con relativa sicurezza che si pesca in più del 55% dei mari del mondo. A essere poco frequentati sono soprattutto i mari che circondano i poli, che non sembrano essere suggestivi a livello industriale. Stodstad suggerisce che, proprio per questo, li si potrebbe facilmente trasformare in riserve marine. È un appello ambizioso, che ci sentiamo di sottoscrivere.


Alcuni link interessanti:

La ricerca che ha tracciato le zone di pesca sul pianeta è disponibile (a pagamento) qui: David A. Kroodsma et al., Tracking the global footprint of fisheries

Le sezione di Greenpeace sulla pesca sostenibile: Fishfinder

Una pesca sostenibile per il futuro del mare (Greenpeace)